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Giù la testa

Cammino schiacciato e penso di non poterne più. La mia schiena duole, le mie braccia stanche, il troppo sudore; sono stanco. Sotto i tavoli è un incanto favolistico, e il mio peregrinarvi attraverso è un’occupazione. Nessuno avverte la mia presenza, nessuno può vedermi. I tavoli sono totem strabordanti magia, capisco che ai più potrebbe suonare strano ma in base a quel che so (e che è) io la darei sempre e comunque un’occhiata sotto. Non avete idea di cosa succede al di sotto di piani in acero, di masselli intarsiati di pino, magari spesso apparecchiati come si conviene, o leggermente abbozzati la mattina, con quell’odore di caffè che qui sotto non arriva. E nonostante le occhiate furtive che non valgono nemmeno più quella malsana ma inevitabile tentazione da voyeur, il mondo visto da qui sotto è realmente diverso, gli uomini hanno un altro aspetto, sembrano di un’altra forma, si comportano in modo cambiato, hanno movenze e tempi di reazioni del tutto nuovi. Sono qui per accertarmi che gli alieni siete voi.

Intorno

Sul diffuso proliferare del nulla analitico:

Chiunque sia un po’ specialista è, a rigor di termini, un idiota. (G.B.Shaw)

Up & Down

Sono lo stesso individuo di vent’anni fa, solo con un uccello più grosso. Realizzare la propria immaturità, inteso come sentire e accorgersi che il mondo ti ha superato da un pezzo: ecco il punto. Ritornare su frasi appena dette, e vergognarsi. Separare, indicare, offendere, vantare, supporre e parlare. Lo sproposito come terzo incomodo. Amo infarcire di messaggi nascosti, citazioni ardite e supposizioni d’avanguardia tutto ciò che faccio, da questo pezzo di rete che forse qualcuno legge alle conversazioni davanti a un bicchiere, da qualche parte, in un bar.

Forse spingendo troppo avanti il proprio ego si finisce per farlo cadere da una rupe.

Setta i controlli per il cuore del sole

Si perchè un giorno potrebbe tornarti davvero utile sapere come manovrarlo. Non ti dirò sull’invasione aliena, no. Non ti dirò su qualche stupida storia escatologica, no. Non so nemmeno se serva ascoltarlo, Roger Waters e gli altri. Ma che ne dici di una full immersion hi-tech protofilosofica?

Che tra l’altro non so nemmeno cosa significhi.

Il salto di qualità. Lo diceva Icaro già qualche secolo fa, si, ha commesso qualche erroruccio di valutazione ma in fondo, chi non ne fa?

Movimenti

Avrò mica voglia di fare sesso?

Ieri mi son ritrovato a immaginarti e non riuscivo a capirne il motivo. Scrutavo tra le vene appena percettibili del tuo collo e alla fine le ho trovate gradevoli. Scrutavo anche altrove, non l’avrei mai fatto, ma ieri… Provavo a immaginarti, ancora con gli occhiali, sotto di me ansimante; mi sono concentrato sulla tua fronte e anche qui ho immaginato, di vederci scendere ciocche di capelli sopra e più in generale ho immaginato i movimenti, il dolce su e giù visto da prospettive diverse, senza volgarità, solo movimenti.

Mondo Arma

Non potevamo minimamente destare alcun sospetto. Ci movemmo con calma, cercando di non sudare, attendendo il panico. Nel tentativo di controllarlo. E’ l’operazione più delicata, e forse quella che fa più paura. Il ferro batteva tra la giacca nera e il petto, scandendo ogni passo, come una mano che petulante ricordava per ogni movimento, per ogni spostamento l’attenzione richiesta per quella che nei nostri piani era l’operazione più ardita avessimo mai compiuto. Ero pronto a estrarre; e con me anche S. Sapevamo bene quando agire. Tra le balaustre di un marmo caldo, enormi e imponenti, la gente si muoveva disordinata. Confonde, è un impiccio. Quello era sicuramente John Wayne. Lo vidi attraversare il lastrone di granito grigiastro, i suoi passi rimbombavano come tuoni, era armato, lo si capiva lontano un miglio ed era lì perchè qualcosa cominciava già a modificarsi, lo spazio il tempo, credo per il semplice fatto che fossimo lì. Mi misi a creare strane forme geometriche con la mia mano sinistra, la magia richiede semplicità di movimento, cautela, forza e argomentazioni. La pistola sapevo poteva spararne alcune molto utili. Al poligono mi esercitavo spesso con il colpo “indurre al dibattito”, come spesso mi è capitato di finire le munizioni della precisa “spiegare Stipe nel verso giusto”, inutile ma divertente. Per questo eravamo armati. Ma per il resto ci si affidava alla prestidigitazione. A quel punto vedemmo il nostro obiettivo: il bottone della giacca del facchino dell’albergo. Ruotai la mano, messa ad uncino, in senso antiorario, come se stessi aprendo un rubinetto. “Taylor”, richiamo del sarto, nella persona di John Taylor. S. si strappò via l’unghia finta che divenne chiave, e precisamente la chiave di basso. Si staccò il bottone e si aprì la porta. Siamo pronti adesso. Il varco è pronto. Il Medioevo vi scaturirà di nuovo attraverso.

Fu un lavoro di straordinario impatto visivo, non c’era dubbio.

Gola

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